Gorizia e Nova Gorica: tra memoria, identità e confini
Venerdì 28 marzo, gli studenti del progetto “Micro&Macro” hanno vissuto un’esperienza intensa e coinvolgente alla scoperta di Gorizia e Nova Gorica, due città che più di altre portano i segni della storia del Novecento. Un confine, una linea tracciata dagli accordi internazionali, ha spezzato vite, modificato destini e lasciato ferite ancora visibili, ma oggi queste due realtà si stanno ricomponendo in un unico spazio di dialogo e collaborazione.
La giornata è iniziata con la partenza da Pordenone e, una volta giunti a Gorizia, il gruppo ha raggiunto il Castello di Gorizia, una fortezza medievale che per secoli ha rappresentato il centro del potere della Contea di Gorizia. Dall’alto delle sue mura, gli studenti hanno potuto osservare il panorama della città e dei territori circostanti, immaginando come questa posizione strategica abbia reso la città un punto nevralgico in molte vicende storiche, soprattutto durante la Prima guerra mondiale, quando divenne un fronte sanguinoso tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico.
Scendendo verso il centro storico, la guida ha raccontato la storia delle grandi famiglie nobili che hanno reso importante la città, tra cui i Tasso, che nel XVI secolo gestivano il servizio postale imperiale, e i Lantieri, legati alla corte asburgica. La città, ha sempre avuto un’identità complessa, spesso contesa e ridefinita dagli eventi politici.
Uno dei momenti più significativi della visita è stato il passaggio alla stazione ferroviaria sul confine, luogo simbolo della divisione. Dopo la Seconda guerra mondiale, la ridefinizione dei confini tra Italia e Jugoslavia portò alla divisione di Gorizia. Nel 1947, con il Trattato di Pace di Parigi, la città fu spezzata in due: la parte occidentale rimase italiana, mentre la parte orientale fu assegnata alla Jugoslavia, che pochi anni dopo vi costruì Nova Gorica per compensare la perdita della città storica. Questa separazione, avvenuta ben prima del più noto muro di Berlino, rese Gorizia un emblema della Guerra Fredda, un confine aspro e doloroso tra due blocchi ideologici contrapposti.
Il trauma della divisione non si limitò alle barriere fisiche. Molti cognomi furono alterati forzatamente, passando dallo sloveno all’italiano o viceversa, in un tentativo di cancellare o riscrivere identità. Famiglie furono divise, persone si trovarono improvvisamente in un’altra nazione senza essersi mai spostate, e per decenni il passaggio da una parte all’altra della città fu controllato rigidamente, con permessi e limitazioni che rendevano ogni incontro un evento burocratico e carico di tensione.
Dopo una mattinata intensa, gli studenti hanno avuto due ore libere per esplorare la città, scattando fotografie e immergendosi nella quotidianità di una realtà che oggi, fortunatamente, vive senza barriere. Questo momento ha permesso loro di osservare da vicino le differenze tra la storica Gorizia e la moderna Nova Gorica, una città nata su principi socialisti ma oggi integrata nell’Unione Europea.
Nel pomeriggio, la visita si è spostata nei musei dedicati alla storia del confine. La mostra fotografica e multimediale Lasciapassare/Prepustnica ha permesso di ascoltare le voci di chi ha vissuto la divisione, mostrando immagini d’epoca che raccontano il dolore della separazione. Il Museo sul Confine - collezione museale Kolodvor ha ripercorso la storia delle due città attraverso documenti e oggetti simbolici, mentre il Museo del Contrabbando - collezione museale di Pristava ha svelato un aspetto poco noto della vita lungo il confine: il commercio clandestino, spesso unica possibilità di sostentamento per chi viveva in una terra tagliata in due.
La giornata si è conclusa con gli ultimi scatti tra le strade di Gorizia, dove gli studenti hanno potuto riflettere su quanto visto e ascoltato. Attraverso questo viaggio nella memoria, hanno compreso come la storia non sia fatta solo di battaglie e trattati, ma anche di storie personali, di identità negate o difese con forza, di ferite che richiedono decenni per rimarginarsi.
Nel tardo pomeriggio, il gruppo ha fatto ritorno a Pordenone con una maggiore consapevolezza: quella di vivere in un’epoca in cui i confini possono ancora dividere, ma dove la conoscenza e il dialogo possono trasformarli in punti di incontro.
Un profondo ringraziamento va al Preside Piervincenzo Di Terlizzi, alle Vicepresidi Elena Bozzetto e Paola Pagotto, ai Professori Monica Armenio e Pietro Nunziata referenti del progetto, alle gentili guide della giornata, ma il ringraziamento più speciale va ai nostri studenti, che hanno deciso di aderire volontariamente a questo progetto, che da diverso tempo caratterizza il nostro istituto, rendendolo uno spazio dinamico e aperto, capace di conciliare creatività e dedizione.
Nosrat Zakaria 2HBI